'In memoria di lei': a Venti Ascensionali Annarosa Buttarelli ricorda Eloisa Manciati

Pubblicato il 13 gennaio 2007

Ormai verso la dirittura d'arrivo, l'edizione 2006/2007 di Venti Ascensionali a Orvieto (23 settembre-27 gennaio) ha dedicato giovedì 11 gennaio un fuori programma ad Eloisa Manciati - singolare e preziosa operatrice culturale orvietana scomparsa prematuramente a fine giugno - con un'importante iniziativa svolta in collaborazione con le Biblioteche di Roma: un collegamento ricorrente che generalmente la stessa Eloisa portava avanti negli anni scorsi, e che gli organizzatori di questa edizione e le amiche a lei più vicine, nel segno del pensiero della differenza femminile, da lei instancabilmente praticato ed esplorato, non hanno voluto lasciar cadere.

Ad Eloisa Manciati del resto, che di Venti Ascensionali era sempre stata il cuore pulsante, nel nome della "Passione", parola chiave della serie di eventi proposti dall'ormai consolidata kermesse culturale orvietana, è stata dedicata questa intera sesta edizione
Semplice e nobile, austera e mistica, appassionata creatura dell'eccesso, sempre animata dall'amore della relazione feconda e da critico entusiasmo, per la lucida rigorosa visione della schiera delle "imperdonabili" magistralmente descritte nell'omonimo testo di Laura Boella, Eloisa Manciati ha diffuso a Orvieto e altrove la conoscenza del pensiero e della pratica politica femminile degli ultimi trenta anni. Nei suoi ruoli di lavoro - all'Ufficio Cultura del Comune, in Biblioteca - ma anche per personale passione, prodigandosi con generosa competenza ha fatto dono alla città, a partire dal pensiero della differenza sessuale, di teorie, libri e persone - soprattutto donne - di raro insostituibile spessore, ha trasmesso a generazioni diverse la consapevole necessità di un preciso ordine simbolico.

Tra le filosofe della Comunità di Diotima, del cui pensiero Eloisa ha costituito a Orvieto la preziosa e instancabile mediatrice, è stata Annarosa Buttarelli, docente di Ermeneutica filosofica all'Università di Verona e animatrice del Festival della Letteratura di Mantova, a raccogliere l'invito a partecipare all'incontro collegato all'iniziativa delle Biblioteche romane "La vita segreta delle parole", dedicata quest'anno al concetto di "passività efficace" nel pensiero della filosofa e teologa spagnola Maria Zambrano.

Portando in discussione le lucide intuizioni contenute nel suo saggio "La magica forza del negativo", parte dell'ultimo volume di Diotima "La passività. Un tema filosofico-politico in Maria Zambrano", Annarosa Buttarelli si è soffermata su quella forma di passività positiva, radicata nel patire e nel sentire, che sa contrapporsi in modo tutt'altro che inefficace sia all'iperattivismo sia all'impotenza politica. Ben radicata nel pensiero della mistica, può efficacemente uscire, come del resto tutto il filone teologico-filosofico, dai confini del mero pensiero religioso e costituire una chiave originale e ricca di risposte anche per molte emergenze del mondo contemporaneo.

Passando con chiare e stimolanti considerazioni dall'impassibile e improbabile "Repubblica" di Platone - che pure è stata per secoli il modello fondante di una pretesa quanto falsa politica scevra di passioni - ai saperi e agli insegnamenti di filosofe che, come Simone Weil, Hanna Arendt e Maria Zambrano hanno saputo reinterpretare e incanalare in modo nuovo il lavorìo anche positivo del dolore e di quel che comunemente chiamiamo male, Annarosa Buttarelli ha mostrato come parole passive e apparentemente fuori tempo quali maledire, pregare, non domandare, possano diventare radice di una moderna pratica politica di azione destrutturante e di demistificazione.

Tra i miti smascherati quel diffuso, invasivo concetto di "competitività" che ammanta spesso di nobili scopi le più disumane azioni di mobbing o l'incapacità relazionale della politica; e l'imperversante quanto ipocrita "volontà di bene" che, senza doverci avventurare fino alle estreme conseguenze delle ben note guerre che intendono portare "democrazia e civiltà", anche in contesti ben più vicini tenta di edulcorare egoismo e interessi con le "nobili" quanto ignobili ipocrisie del "bene" del Paese e delle Città.
Singolare e possibile forma di passività efficace può essere, infine, anche il non incoraggiare quello che istituzionalmente, burocraticamente e politicamente è agonizzante, così da accelerarne l'inevitabile processo di estinzione.

Pensavamo che nel titolo scelto per l'incontro "Nel segno di Eloisa. La passività efficace. In memoria di lei", quel lei fosse riferito a Maria Zambrano; e invece ci siamo rese/resi conto che proprio e soprattutto ad Eloisa Manciati Annarosa Buttarelli ha voluto dedicare la sua presenza a Orvieto a ridosso dell'iniziativa romana.

E' stato un ritratto inatteso e compostamente commosso quello che Annarosa ha tracciato di Eloisa nella sala silenziosa e colma di presenze e di attenzione, su quel filo teso e carico di sentire e di patire di cui tanta parte dell'elaborazione di Diotima è portatrice. Così abbiamo scoperto quanto, forse più di chi aveva occasione di incontrarla ogni giorno, Annarosa la vivesse e la conoscesse, con quanta empatia. Nel ricordo: la cultura e la coerenza, lo spendersi per le passioni e per i desideri di realtà, la passione di Diotima e della differenza, l'indefessa pratica politica, la continua azione culturale, l'inseguimento non solo ideale ma anche spaziale del sapere tra luoghi ed eventi, la cura del simbolico e della relazione, e il grande amore - forse dai suoi concittadini mai fino in fondo compreso - per la sua città. Una città che nel suo rigoroso sentire e patire avrebbe voluto migliore, più all'altezza dei compiti culturali, politici e sociali che, eticamente, si devono a una comunità ma che, proprio per questo radicato amore, non aveva mai voluto lasciare.

Laura Ricci
pubblicato su micropolis di gennaio 2007

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